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Microstock. Liberami dalla liberatoria! (2/2)
In questo secondo appuntamento cerchiamo di concludere alcuni ragionamenti su un tema che spesso fa venire il mal di pancia al fotografo microstock: l’utilizzo delle liberatorie. Se hai perso il primo post puoi ritrovarlo qui. Tutto questo ti aiuterà ad evitare di fare come me, che qualche tempo fa ho inviato la fotografia che vedi qui a fianco dell’interno del Louvre di Parigi e poi mi sono stupito che non sia stata accettata dalle agenzie microstock (e bravo Paolo, continua così!) (altro…)
Qualche settimana fa mi ha scritto Giorgio, raccontandomi di come una sua recente fotografia destinata al mercato fotografico microstock di una maschera di legno africana fosse stata rifiutata dall’agenzia Shutterstock per motivi legati all’assenza di liberatoria. Mi è venuto da sorridere. Anche a me lo scorso anno la stessa agenzia aveva rifiutato diverse immagini di maschere tradizionali africane (vedi immagine qui a fianco, una di quelle rifiutate). Stesse immagini che sono invece state accettate da altre agenzie. Ma allora qual è la regola? Esiste un indirizzo chiaro e definito di cosa è permesso inviare con o senza liberatoria?
Il mercoledì mattina è abbastanza spesso un dramma. Non sempre, ma a volte lo è un po’ di più. In genere mi sveglio alle 5.30, parto da Torino e arrivo a Milano sul posto di lavoro verso le 08.30 (il casello autostradale è pazzesco!). Due ore e mezza per fare 150 chilometri. Non faccio ogni giorno avanti e indietro, ma comunque mi capita spesso.
Diventare fotografo professionista non è un obbligo, come ci siamo detti nel